Italiano English


    • Periodico di
      Informazione turistica
      Aut. Trib. NA n.3104 del 15.04.1982

      Editrice Surrentum
      Viale Montariello, 8 - Sorrento

      Direttore Responsabile:
      Antonino Siniscalchi

      Redazione:
      Luisa Fiorentino
      Mariano Russo

      'Surrentum' viene stampato in 13.000 copie da 'Tip. La Sorrentina' Sorrento
  • Sponsor

Forme e colori con tazzina di caffè

Il locale di Franco Cioffi potrebbe aprirsi benissimoFranco Cioffi - Pittore su Pigalle o sulla brulicante Place du Tertre di Montmartre. Invece il ‘MozArt Eco Bar’ si affaccia sulla piazzetta di Nerano in penisola sorrentina. Nerano è un paesino estremo così come Franco è un artista sempre ai limiti della sperimentazione. E’ un villaggio fra gli ulivi poco lontano dal mare, sorto sullo scivolo di un’antica frana pericolosamente posto sotto gli incombenti calcari del monte San Costanzo. Dalle sue stradine all’inizio del Novecento partì Norrnan Douglas per il suo erudito viaggio in Siren Land. Di qui, nel 1968, partì per Londra il giovanissimo Francesco per seguire i corsi di pittura all’Institute of Contemporary Art. Durante gli anni londinesi incontrò artisti come John Latharn, Howard Hodgkin, Roland Penrose e Andy Warhol. In uno scantinato di Eton Avenue visitò lo studio di Kenneth Martin in cui la sua sensibilità resta letteralmente folgorata Ma l’aria grigia e gli umidi vapori del Tamigi, così come quelli delle opache città del nord Europa visitate in quegli anni, benché ricche di fermenti e di stimoli, non potevano sostituire i colori e la luce del Mediterraneo; quell’esplosione di luce che egli frantuma in minuscole figure geometriche per ricomporle sui cartoni che espone nel suo originalissimo bar-atelier ma che ben potrebbero figurare allo Stedeliyk Museum, o in qualsiasi altro santuario dell’arte moderna. Il suo stile spazia dal filone concettuale minimalista ad un verismo d’avanguardia, sempre in bilico fra la doppia significazione del dettaglio e dell’insieme. Non a caso sulla facciata del suo show room corre un filo di neon che si attorciglia per formare la scritta ‘glocalbar’. Anche la sua firma diventa un doppio: ‘Cioffi e Francesco’ con la paradossale presenza di una ‘e’ che è al tempo stesso congiunzione e separazione. Una sosta al MozArt Bar è un’esperienza unica, il cliente si ritrova suo malgrado nel piacevole ruolo del ‘visitatore’ frastornato dai colori e dalla fantasia che straripano dalle pareti e dal soffitto. I tavoli sono ricoperti da ingrandimenti fotografici, le sfolgoranti fotografie che il singolare barrnan cattura nei dintorni. Se per caso il bar è chiuso (Franco non usa il cartello ‘Torno subito’) allo sfortunato avventore non resta che sbirciare attraverso le vetrate perché è inutile aspettare; a quell’ora egli, con la sua Canon, potrebbe essere ovunque: nel fiordo di Crapolla, fra i merli di una torre costiera, nell’uliveto di Ieranto o in qualsiasi altro luogo intento a catturare paesaggi ripresi attraverso la fioritura di un pesco o la contorta ramatura di un caprifico. Spesso, in attesa che il sole raggiunga la giusta posizione, si appisola all’ombra di un carrubo su un letto di foglie profilmate. All’ora giusta riesce sempre a inquadrare, nella fugace traiettoria di un’ombra, la figura di un mostro o il profilo di un profeta. Durante l’inverno trascorre lunghe ore presso il mare in attesa di cogliere, dalla migliore posizione, l’onda che, possente, si infrange e spuma tra gli scogli. lmmagini naturalistiche che egli inserisce nelle sue straordinarie composizioni’ imprigionate in cornici rovesciate e sbilenche dove, ingabbiate sotto vetro, associa a conchiglie raccolte sulla battigia e a ciottoli levigati dalla risacca nelle rotondita tanto care a Henry Moore, altra sua conoscenza londinese. Ciottoli che egli fra bottiglie di rosolio e limoncello. Colleziona ammassati sui ripiani del retrobanco per offrirli al godimento dei clienti, fra una brioche e una tazzina di caffè.