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    • Periodico di
      Informazione turistica
      Aut. Trib. NA n.3104 del 15.04.1982

      Editrice Surrentum
      Viale Montariello, 8 - Sorrento

      Direttore Responsabile:
      Antonino Siniscalchi

      Redazione:
      Luisa Fiorentino
      Mariano Russo

      'Surrentum' viene stampato in 13.000 copie da 'Tip. La Sorrentina' Sorrento
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Una volta capitati in Italia rimanevano estasiati dalla natura, dai monumenti d’arte, dalle persone, dall’atmosfera e cominciavano a perfezionarsi studiando le opere originali dei classici. Non furono poche le splendide copie dei capolavori italiani, eseguite in modo molto accurato, che i pittori russi portarono con sè al ritorno in patria per lasciarle in dono all’Accademia dove avevano studiato a disposizione dei futuri colleghi. Luce D’ ItaliaMa il viaggio in Italia per conto dell’Accademia o della Società promotrice degli artisti, finanziato dalla Corte Imperiale o da singole personalità dell’epoca, prevedeva innanzitutto la creazione, da parte dei pittori, di proprie opere. E una volta inebriatisi dell’aria dell’Italia, degli originali dell’arte classica, cominciava la ricerca ispirata di un tema e di uno stile personale. Nella corrispondenza di molti di loro vengono ricordati nomi celebri dell’epoca come Thorwaldsen, i fratelli Camuccini, Canova, Pinelli, i pittori della “scuola di Posillipo”, i maestri tedeschi detti ‘Nazareni’. I russi si adattavano in fretta a quella società internazionale. Non a caso le opere da loro spedite in patria spesso non somigliavano a quelle a cui erano abituati gli esperti e il pubblico russi. Il mito della Sibilla Tiburtina fu per Kiprenskij la fonte di ispirazione per realizzare il quadro omonimo. L’artista cercò a lungo questa immagine, facendo negli album tantissimi schizzi di diverse composizioni. Per studiare nei particolari l’effetto di luce della candela accesa nella grotta completamente buia dove, secondo la leggenda, aveva vissuto Sibilla, il pittore dipinse lo studio Indovina con la candela (1831, Museo Russo), divenuto poi un’opera autonoma con un proprio valore artistico. Negli anni Trenta, dimenticato il carattere intimista che aveva contraddistinto l’arte romantica, il pubblico russo era pronto ad accogliere quadri aventi per soggetto episodi drammatici della storia dell’umanità: L’ultimo giorno di Pompei, una delle tele di argomento storico più belle e forti della pittura non soltanto russa, fu realizzato da Karl Brjullov in Italia e sull’Italia. Nel “bel paese”, meta di viaggio degli aristocratici russi, gli artisti ricevevano commissioni assai vantaggiose da parte dei loro connazionali. Nella prima metà dell’Ottocento anche molti nobili italiani iniziavano a chiedere loro di dipingere ritratti, paesaggi tele ‘di genere’ e di soggetto storico, disegni e acquerelli. L’Italia fu disegnata e dipinta anche da molti contemporanei di Sil’vestr Ščedrin. E uno di loro, in particolare, cercò di fissare sulla tela le proprie impressioni, prendendo esempio da questo artista. Per Ivan Ajvazovskij Ščedrin era stato un idolo quando ancora viveva a Pietroburgo. Una volta raggiunta l’Italia, a Napoli e a Sorrento egli ripercorse letteralmente i luoghi che aveva dipinto il suo collega più anziano. Ma, nonostante tutti gli sforzi compiuti, il mare da lui riprodotto è diverso da quello di Ščedrin: per la natura del suo talento Ajvazovskij era un marinista, che amava il mare sia quand’era calmo che quando eraagitato. La colonia russa a Roma contava, negli anni Venti, circa 40 artisti tra pittori, scultori e architetti. Tra di loro vi erano maestri di una certa levatura come Aleksandr Ivanov (autore della tela monumentale Apparizione di Cristo al popolo), Maksim e Sokrat Vorob’ëv (rispettivamente padre e figlio ), il futuro professore dell’Accademia di Belle Arti Pëtr Basin. Come accadde per Ščedrin, molti di loro trovarono la propria, autentica dimensione artistica in terra italiana: ne sono esempi illustri il patriarca dei paesaggisti russi, Fëdor Matveev e il pittore Michail Lebedev. Anche per i fratelli Černetsov e per il pittore Pimen Orlov, che godeva di grande fama tra i contemporanei, l’Italia fu “il paese delle alte ispirazioni. Nella Russia degli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento né Kiprenskij, né Brjullov, né altri pittori russi sarebbero stati in grado di creare opere simili: una volta usciti dal proprio paese, in cui regnava un’atmosfera assai tesa a causa dei controlli della censura, gli artisti russi rifiorirono; la loro arte diventò libera ed essi poterono esprimere con coraggio le proprie convinzioni, i propri pensieri e il proprio credo artistico. Ed è questo il motivo per cui i paesaggi, i ritratti e le tele dipinti nel cosiddetto “spirito italiano” rappresentano i migliori esempi della loro produzione presente nella collezione del Museo Russo

* Direttore scientifico del Museo di Stato Russo San Pietroburgo