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    • Periodico di
      Informazione turistica
      Aut. Trib. NA n.3104 del 15.04.1982

      Editrice Surrentum
      Viale Montariello, 8 - Sorrento

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      Redazione:
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Giuliana Gargiulo di Giuliana Gargiulo

Isa DanieliE’ una brava attrice che ha fatto della forza una delle sue qualità più evidenti. Fermo restando il talento proprio la forza ha spinto Isa Danieli ad affrontare strade diverse, a sperimentare e a ricercare, passando dal teatro di tradizione a quello contemporaneo, recitando di tutto: il dramma e la commedia, addirittura affrontando la passerella che, in nome di passate esperienze nel varietà, ha percorso con spavalda allegria. Figlia d’arte, con molte frecce al suo arco, tra cinema, televisione e soprattutto tanto teatro, Isa Danieli ha letteralmente trionfato su tutti i palcoscenici d’Italia con “Ferdinando” di Annibale Ruccello, l’autore morto giovanissimo che con lei aveva recitato nella prima edizione. A distanza di venti anni, ancora una volta, (che lei sostiene sarà l’ultima), al Teatro Trianon, Isa Danieli sarà la dispotica Donna Clotilde. Un pezzo di bravura da non perdere.

Vuole raccontarmi la sua storia, che in tanti conosciamo, aggiungendo i suoi ricordi più incisivi?
Sono nata a Napoli, in un vicolo vicino al teatro San Ferdinando, dove mia madre lavorava come attrice nella sceneggiata, secondogenita di un fratello, morto giovane. Avevo solo mia madre perché papà se n’era andato. La mia famiglia era il teatro, non a caso chiamavo tutti zio e zia. Appartengo alla grande dinastia teatrale dei fratelli Di Napoli. Ho perso sia mamma che papà molto presto. E’ un destino che… mi sono dovuta rimboccare le maniche e andare avanti.
E’ una donna forte?
Per forza lo sono dovuto essere. Anche nei momenti più difficili, a venti anni, quando è morta mamma o quando poi mi sono innamorata di un uomo di diciassette anni più grande di me, con il quale ho passato quattro anni… Da bambina ero stata messa in collegio perché mia madre Rosa Moretti doveva lavorare. Avevo un carattere molto difficile, anche se studiavo, ero molto vivace ed estroversa.
Che ha significato per lei essere figlia d’arte?
Innanzitutto è uno stato di cose. Può essere un privilegio perché si possono avere dentro di sè tanti piccoli segni, come un Dna.
Danieli è un nome d’arte?
Mi chiamavo Moretti. Ho fatto l’attrice contro il volere di mia madre, che non amava farlo lei stessa. Per fortuna gli ultimi anni li ha passati tranquilla e… ne sono contenta
Ricorda a che età è stato il suo debutto?
Avevo quattordici anni e mezzo, in una sceneggiata al Teatro Lopez di Pozzuoli. Da allora ho continuato sempre.
Ha avuto maestri reali o emblematici? Chi ha inciso di più sulla sua formazione?
Eduardo. Prima di lui ero una attrice…naif. Ho lavorato per diciotto anni con lui, intervallando con alcun spettacoli con Nino Taranto. Eduardo per me ha significato un po’ tutto, al di là di quello che insegnava, io lo guardavo sempre. Non mi sono mai annoiata alle prove. Sapevo che era un’occasione. Lo guardavo perché volevo imparare.
Com’era Eduardo? Qual è il suo ricordo?
Era una personalità difficile, il più grande attore del Novecento, aveva un alone speciale. E’ stato l’insegnante senza cattedra. Lo avevo incontrato al Teatro San Ferdinando. Ero determinata e sapevo quello che volevo fare nella vita: quello che faccio da allora e…basta! Come arrivò ad Eduardo?
Volevo andare a recitare con lui. Scrissi una lettera accludendo una fotografia. Mi chiamò Argeri il suo amministratore.
Ha fatto o no la gavetta?
L’ho fatta e me la sono anche cercata. E serve.
Che cosa è stato particolarmente difficile nel suo percorso?
Con la morte di mia madre mi sono sentita avvilita. Mio fratello sembrava più piccolo di me e poi la fine dell’amore… quante cose sono state difficili!
Ha mai sofferto la solitudine?
Sono stata sola molto poco ed in un certo senso l’ho voluto: per pensare. Alle volte serve rimanere soli.
E’ ambiziosa?
La mia ambizione è di fare l’attrice, non per il guadagno… La cosa più importante della mia vita è stato il teatro: è la mia vita.
E’ proprio ancora la sua vita, come mi disse anche anni fa?
Adesso insieme al teatro c’è Gigi, diventato mio marito. Dopo ventiquattro anni che stiamo insieme l’amore per noi è aumentato.
Che cosa rappresenta per lei l’amore?
E’ un sentimento che include tutto: la stima, l’orgoglio, la comprensione. Credo anche nell’amicizia ma è proprio dagli amici che ho avuto le coltellate peggiori.
Ha malinconie o nostalgie?
Ho nostalgie molto strane. Senza avere i rimpianti, mi pento di cose che non ho fatto. Mi viene spesso la nostalgia del tempo passato, a sentire la voce di quello che vende le cevese, mi sono messa a piangere. Viviamo in un mondo barbaro, in cui non si da valore alle cose che contano.
Secondo lei il teatro quanto è cambiato?
E’ cambiato tanto con l’avvento della televisione. Ci sono tanti spettacoli brutti che sono un’offesa ad autori noti e bravi. Purtroppo è il mercato che conta. In teatro esistono regole antiche: la stima, la puntualità, persino come si deve camminare sul palcoscenico
Una soddisfazione ce l’ha?
Se ho potuto fare “Edipo tiranno” lo devo a me. Mi considero un’autodidatta. Il lavoro deve avvenire su se stessi, in fondo costa meno andare ad una scuola…
Il talento: mi dice cos’è?
E’ un dono innato che poi si deve coltivare. Nella mia innocenza di fanciulla lo capii e seguii Eduardo.
Che cosa le piace di più del lavoro teatrale?
Mi piace fare tutto, mi diverte cambiare pelle, mi appassiona passare da Luparella a La celestina. Diversificare i ruoli, spaziare nei personaggi è importante.
Ne ha uno che predilige?
Clotilde in “Ferdinando” è un personaggio che sento molto e poi è legato al ricordo continuo di Annibale Ruccello il suo autore, grande drammaturgo, che ha scritto uno dei testi più belli del Novecento. Sono contenta di riproporlo ancora una volta al teatro Trianon.
In televisione sta per ritornare per il seguito della fiction “Capri”, che esperienza ha rappresentato per lei?
Quando ero giovane facevo la televisione perché era una fonte di guadagno anche se come il cinema, fatto prevalentemente con Lina Wertmuller, non ne ho fatta poi tanta. Ho accettato subito di fare “Capri” con il regista Enrico Oldoini. Reginella è un personaggio forte che mi ha dato grandi soddisfazioni e una popolarità enorme
Che cosa rappresenta Napoli per lei?
Una delle cose più care della mia vita. Sono sempre rimasta a Napoli. E voglio che ritorni ad essere la più bella città del mondo.