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    • Periodico di
      Informazione turistica
      Aut. Trib. NA n.3104 del 15.04.1982

      Editrice Surrentum
      Viale Montariello, 8 - Sorrento

      Direttore Responsabile:
      Antonino Siniscalchi

      Redazione:
      Luisa Fiorentino
      Mariano Russo

      'Surrentum' viene stampato in 13.000 copie da 'Tip. La Sorrentina' Sorrento
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 Giuliana Gargiulodi Giuliana Gargiulo

 

 

 

 

 La notizia è di quelle che contano. Per la prima volta, a sessantasette anni, Salvatore Accardo diventerà padre. In agosto nasceranno due gemelline Salvatore Accardodalla sua compagna di vita, Laura, violinista dell’Orchestra da Camera italiana, da lui fondata. Così il grande violinista commenta il lieto evento:” E’ una gioia immensa, naturalmente. Sono ancora un po’ choccato. Non so ancora come cambierà la mia vita, ma tutti mi assicurano che cambierà radicalmente”. Trent’anni dopo è tornato a Sorrento. Violinista eccelso, accompagnato al piano da Niccolò Parente, ha eseguito il suo concerto” francese” al Chiostro di San Francesco, invitato dal maestro Maurizio Pietrantonio nell’ambito della sua ultima Estate Musicale Sorrentina, rassegna che con altro nome, Accardo aveva varato e aiutato a decollare, nella quale aveva sia suonato che insegnato. A distanza di tanto tempo, di centinaia di concerti eseguiti in tutto il mondo, di premi e riconoscimenti internazionali, ” Cavaliere della Repubblica Italiana” dal 1982, e “Una vita per la musica” nel 2001 , di successi che sommano le qualità di violinista a quelle di direttore d’orchestra, sembra aver annullato il tempo. Sorridente come mai, con l’entusiasmo che traspare dalle parole e dall’esecuzione, in forma smagliante di artista e di uomo, sembra aver raggiunto una “gioiosa serenità” nella vita come nel lavoro. Con il sorriso sotto pelle e la voglia di comunicare, pronto a legarsi al suo pubblico più plaudente di sempre, Salvatore Accardo fa il punto di anni che sembrano essere volati, come l’archetto sulle corde del suo violino.

A che età ha scoperto il violino?
Credo di essere stato terribilmente precoce nel desiderio, perché avevo solo tre anni quando chiesi a mio padre di comprarmi un violino vero, per sostituire quello che mi ero costruito artigianalmente, con le corde fatte di elastici. La prima canzone che ho suonato è stata Lili Marlen. Stranamente sapevo fin da allora quello che poi ho fatto.

Come ha vissuto il periodo di studio? Che cosa ha rappresentato per lei?
Lo studio non ha mai rappresentato un sacrificio, forse in qualche caso è stato uno sforzo fisico mai una fatica intellettuale e spirituale. Altrimenti, come in tanti casi,  l’entusiasmo sarebbe finito presto.

Lo studio ha rappresentato la linfa vitale… Quando e dove avvenne il suo debutto?
Ho suonato per la prima volta a Trieste nel 1955 in coppia con il pianista Ernesto Galdieri

Che cosa significa per lei suonare?
Suonare è la vita: che io lo faccia da solo, con l’orchestra o con gli amici…

Quali sono gli strumenti con i quali suona?
Due Stradivari, uno del 1727 l’altro del 1718

E’ passato un buon numero di anni da quando lasciò Napoli dopo un Don Giovanni di Mozart al Teatro San Carlo…
Non mi sono fermato un momento. Ci ho messo qualche anno a dimenticare alcuni dispiaceri vissuti proprio al Teatro San Carlo. Negli ultimi mesi sono tornato ben tre volte a suonare a Napoli. Ho capito che non volevo rinunciare al calore del mio pubblico. Al San Carlo ho suonato per un concerto molto interessante. Sono felice di essere tornato a suonare al Chiostro di San Francesco dove, agli inizi degli anni settanta, con altri colleghi tra cui Dino Asciolla, Carlo Zecchi, Radu Alulescu , presentammo una serie di concerti e demmo vita a quella esperienza di insegnamento che sarebbe sfociata nella “Musica d’insieme” a Villa Pignatelli che ancora in tanti ricordano.

Da anni affianca alla sua attività di solista quella di direttore d’orchestra. Quali delle due attività predilige?
Mi piacciono entrambe le situazioni. Dirigo l’orchestra fin dal 1987 e in qualità di direttore ho collaborato con molti importanti complessi europei e americani. Da anni seguo giovani musicisti che sono l’emanazione dei corsi che tengo a Cremona, che in gran parte formano l’Orchestra da Camera Italiana, una formazione che rappresenta una vera e propria eccezione nel panorama italiano. Paradossalmente in un momento in cui ci sono tanti giovani musicisti bravi e preparati, è inesistente la possibilità di inserimento. Nel nostro paese è anche un problema di cultura; l’educazione musicale non è particolarmente sentita. Il governo è sempre latitante nel campo della musica classica. Gli Enti lirici e i Conservatori non fanno più di tanto…

Quali sono i suoi punti di riferimento?
Sempre gli stessi: i grandi maestri e i vecchi insegnanti di sempre: Stern, Michelangeli, Celibidache, Casals…

Ha preferenze nel campo del suo repertorio?
Credo di aver suonato di tutto: dalla musica barocca a quella contemporanea. Ho eseguito anche musiche scritte per me da Sciarrino, Piazzolla, Xenakis e altri.

Le è mai accaduto nel corso di un concerto di provare la paura?
Paura vera e propria, mai, semmai l’emozione, che vivo ogni volta che suono e va sia controllata che favorita, perché rappresenta la spinta a comunicare.

Ci sono cose che la infastidiscono o la esaltano?
Mi infastidisce l’assoluta mancanza di riguardo e di aiuto nei confronti dei giovani che si affacciano al mondo della musica. In un momento per loro di difficoltà estrema, non c’è nessuno e niente che li aiuti. Viviamo una situazione positiva per i tanti talenti che ci sono e difficile per mancanza di sostegno organizzativo.

Un ricordo professionale?
Sono passati tanti anni da quando, a diciassette anni, ho vinto il Concorso Paganini. Con grandissima soddisfazione ed emozione trentatré anni dopo, unico italiano, lo ha vinto Massimo Quarta un mio allievo.

Una persona che ha inciso sulla sua formazione?
Ho sempre il ricordo di mio padre, che faceva tutt’altro lavoro ed era un violinista dilettante. Ho incontrato grandissimi maestri che mi hanno dato tanto ma credo di poter dire che, persone come mio padre, ne ho incontrate poche. Mi ha insegnato moltissimo, con una generosità invidiabile.