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    • Periodico di
      Informazione turistica
      Aut. Trib. NA n.3104 del 15.04.1982

      Editrice Surrentum
      Viale Montariello, 8 - Sorrento

      Direttore Responsabile:
      Antonino Siniscalchi

      Redazione:
      Luisa Fiorentino
      Mariano Russo

      'Surrentum' viene stampato in 13.000 copie da 'Tip. La Sorrentina' Sorrento
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La devozione dei sorrentini per il loro Santo Patrono e protettore è segnata da appuntamenti fissi che si concretizzano in riti sempre identici da decine e centinaia di anni e che attestano quanto sia saldo il legame della nostra gente con Sant’Antonino, il venerabile vecchio benedettino che mai ha fatto mancare la sua protezione alla nostra terra. 5 febbraio, inizio della novena, 13 febbraio, vigilia della festa, 14 febbraio la Festa. Il cinque febbraio, a mezzogiorno, il suono a distesa del “campanone” della basilica annuncia l’inizio della novena, il rito che tantissimi sorrentini seguono. Come sempre accade alle cose umane che mescolano il sacro al profano, il suono del “campanone” è stato, da sempre, ritenuto beneaugurante perchè annuncio della incipiente primavera e anche dell’avvio delle attività legate, in tutto o in parte, al turismo. La vigilia della Festa è segnata, al mattino, dalla processione del SS. Sacramento per la piazza antistante la basilica, al termine della quale l’Arcivescovo di Sorrento celebra il sacramento della Cresima. Nel tardo pomeriggio, la celebrazione dei Vespri solenni segna il termine della novena sempre seguita da numerosissimi fedeli, attratti anche dalle doti oratorie del predicatore che della novena è l’interprete principale e che ogni anno è scelto proprio in virtù delle sue riconosciute capacità. Durante la novena c’è anche una sorta di spirituale e religioso gemellaggio tra Sorrento e Campagna, la città che ha dato i natali al Santo che là è venerato come santo Patrono. Infatti, per antica tradizione, avviene il pellegrinaggio sulla tomba del santo di fedeli della cittadina del salernitano che rinnovano la devozione al loro Santo protettore. Il 14, la Festa del Santo; la basilica è un interminabile via vai di fedeli di tutta la nostra penisola, sia per partecipare alla S. Messa, sia per scendere nella cripta, il cosiddetto “succorpo” dove è sepolto il Santo e segnarsi con l’olio di cui è unta la lamina d’argento del retro della statua che lì si trova. La tradizione di questa unzione nasce, forse, dal miracolo che S. Antonino operò su di un arcivescovo sorrentino che, caduto dal mulo, si fratturò una gamba. In sogno il prelato ebbe la visione del Santo che gli ungeva con l’olio la gamba fratturata e il mattino seguente si svegliò guarito. In mattinata si svolge la processione della preziosa e antica statua d’argento del Santo, portata a spalla per le strade cittadine, come vuole la tradizione, da gente di mare della Marina Piccola con la partecipazione di Autorità civili, militari e religiose, delle Confraternite laicali e organizzazioni laiche. Una marea di folla si riversa per le strade di Sorrento al seguito del simulacro del santo e che al termine della processione assisterà alla solenne messa Pontificale celebrata dall’Arcivescovo. Un aspetto particolare della Festa è dato dalla massiccia presenza di bancarelle che invadono piazze e strade adiacenti la basilica. Nel tempo è cambiata molto la merce offerta. Fino agli anni sessanta si poteva trovare di tutto: dai dolciumi ai giocattoli, da capi di vestiario agli oggetti di arredamento, da utensili per la cucina, stoviglie, piatti e bicchieri ad animali da gabbia, a pesciolini rossi tropicali e tante, tante altre cose. Un vero paese di Cuccagna o di Bengodi che si offriva e che era alla portata di tutti. Questa autentica fiera cittadina era l’occasione di acquisti per le necessità della casa, per rinnovare arredi e suppellettili, per aggiornare il guardaroba, per comprare regali per qualche occasione particolare. Certo gli oggetti erano un pò “kitsch” ma il prezzo era buono non si andava troppo per il sottile. Oggi resistono ancora le bancarelle dei torronari dell’avellinese o del beneventano, quelle di giocattoli, di uccelli e pesciolini, in più c’è copiosa offerta di oggetti che imitano le grandi griffe, tanto di moda ma tanto costose. Non mancano anche i venditori di palloncini come pure resiste l’esposizione di piante e arbusti perchè è tradizione per i contadini della penisola approvvigionarsi di quanto necessita per migliorare e rinnovare la cultura dei propri fondi. La festa del Santo il 14 febbraio che celebra il dies natalis del nostro Protettore, cioè la sua dipartita da questa terra, nascendo alla vera vita del Cielo, come ci indica la Chiesa, è tutta qui, senza altre appendici esterne per il tempo meteorologico che non può dirsi del tutto propizio, anche se al nome del Santo è legato l’adagio popolare “Sant’Antunino ‘o sole ‘a Marina” cosa che sta ad indicare che l’inverno si avvia a conclusione e che la primavera si appressa. Che dire ancora del santo? Più che le parole possono meglio esprimere la sua santità gli exvoto che ricoprono le pareti della basilica, siano essi quadri con scene di salvamenti in ogni mare del mondo o le siluettes in argento di organi e arti umani che stanno a indicare non solo il dolore di tantissime persone colpite da qualche male ma anche la loro grande fede nel Santo taumaturgo, ringraziato per il suo provvidenziale intervento. Alcune tele della basilica raffigurano anche gli interventi del Santo a difesa di Sorrento come la liberazione dalla peste del 1656 o la difesa della città dall’assedio del generale Grillo. Se il Santo è sempre stato sollecito alle preghiere dei sorrentini, i sorrentini sono stati da sempre suoi umili e devoti cultori con un legame che mai è venuto meno, che mai verrà meno.