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    • Periodico di
      Informazione turistica
      Aut. Trib. NA n.3104 del 15.04.1982

      Editrice Surrentum
      Viale Montariello, 8 - Sorrento

      Direttore Responsabile:
      Antonino Siniscalchi

      Redazione:
      Luisa Fiorentino
      Mariano Russo

      'Surrentum' viene stampato in 13.000 copie da 'Tip. La Sorrentina' Sorrento
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articolo di Cecilia Coppola

Rosa Sessa (a destra) con Cecilia CoppolaIn un tempo come il nostro, in cui molti valori sono sfumati e diluiti soprattutto nel mondo giovanile, è importante riportare all’attenzione persone che vivono nella nostra penisola e che, nel corso degli anni della loro vita, hanno praticato” quell’olio di gomito” e “quella serietà” tanto necessari per la formazione e la scelta del loro futuro. Nella mia ricerca ho incontrato la pittrice Rosa Sessa, artista valida, nata a Sant’agnello nel 1918. “Dopo due gemelli – come racconta con un sorriso aperto e anche con ritrosia per un innato senso di umiltà, sorpresa della mia richiesta di farle un’intervista – ho avuto un’infanzia normale come ogni bambino, ma ero la vivace capobanda di ben nove sorelle e due fratelli, per questo motivo mio padre era molto severo con me cercando di arginare la mia irruenza che mi faceva affrontare situazioni pericolose di cui ancora oggi conservo il ricordo in queste cicatrici” e mi indica le braccia e le gambe per poi riprendere a raccontare: ”La mia famiglia era numerosa e mio padre Carmine aveva una fabbrica di cera, unica in costiera sorrentina, che produceva candele fatte a mano ricavate dalla cera vergine d’api. lo sin da piccola non resistevo all’impulso di disegnare quello che vedevo e spesso usavo o meglio “inguaiavo” i fogli dell‘ufficio di papà, che si arrabbiava e mi richiamava all’ordine con scappellotti e severi ma giusti rimproveri. Tutto inutile, io continuavo ad impegnarmi nel mio passatempo preferito, il disegno, al quale non avrei rinunciato per nessun motivo, neanche per il regalo della Befana che portava una sola bambola per tutte noi nove sorelle e tante calzette piene di dolci e anche pezzetti di carbone. I miei genitori, consigliati da un signore che frequentando la cereria aveva iniziato a darmi le prime nozioni di disegno, decisero di mandarmi a scuola dalle suore di San Paolo e qui impari qualche nozione pittorica e compresi che era terminato il tempo di considerare la mia predisposizione al disegno un semplice gioco, ma dovevo studiarne la tecnica. Spesso dicevo a mia madre che non ero figlia di signori che dovevo avere “la pittura” come cultura, insieme al ricamo e al pianoforte, usanza dei miei tempi, ma come un’esigenza del mio spirito. Finalmente mi fu concesso di frequentare l’Accademia delle Belle Arti a Napoli, fu straordinario! Ero brava e venni premiata diverse volte da Mussolini al Vittoriale, scelta fra tante ragazze, purtroppo dovevo indossare la divisa e questo costituiva per me un grande fastidio, che superavo allontanandomi dalla fila e percorrendo di corsa tutto il perimetro del Piazzale, provavo tanta felicità e libertà”. Con impertinenza le chiedo se si fosse mai innamorata e Rosa mi risponde “Mai! Non mi fermavo a parlare con nessun ragazzo. Terminata la lezione, tornavo subito a casa dove preparavo i lucignoli con le macchinette, in modo che le mie sorelle al mattino, mentre io stavo a scuola, potessero completare i ceri e non si lamentassero che non fossi utile. A casa mia la mamma aveva come regola di farci fare la settimana assegnando a turno a ciascuno di noi un’incombenza, alla quale dovevamo attendere”. La interrompo e le chiedo come avesse conosciuto suo marito. “Frequentava casa mia Antonio Odierna, un importante e ricco pittore di Capri, che chiese la mia mano e io accettai senza ribellarmi e lo sposai anche se non ne ero innamorata. Lo avevano scelto i miei genitori, come si usava allora… Andai ad abitare a Capri in una bella casa, non mi è mai mancato nulla, ma ero felice quando potevo ritornare sul vaporetto a Sorrento, durante il viaggio mi sedevo in un angolo appartato e guardavo le fi gure dei viaggiatori e di nascosto abbozzavo volti di persone anziane, umili e non belli ma espressivi e particolari per i segni di una vita non facile. Guai se mi avessero scoperta, mi avrebbero sgridata con forza, come mi è capitato qualche volta, e avrebbero stracciato il mio disegno. Un dipinto di Rosa Sessa Avevo tanti quaderni pieni di questi volti che ho dato e anche smarrito … Peccato !”. A questo punto Rosa si ferma, il suo sguardo corre al balcone dell’ariosa stanza, tace e io le chiedo: “Dove sono le sue belle maternità che, quandoda bambina venivo a trovarla con mia zia Lucia, mi soff ermavo a guardare colpita dalla loro tenerezza e dolcezza. Erano piene di luce”. “Non lo so – mi risponde e mi invita guardare fuori dove un albero di oleandro esplode nei suoi colori purpurei, esclamando – Quanto sono belli! Mio fratello è venuto a trovarmi stamani e mi ha detto che sono un bouquet che la vita mi regala e che vorrei mostrare ai giovani d’oggi e ricordare loro di essere se stessi, di fare le scelte giuste e seguirle con la forza del cuore e far capire ai genitori che devono aiutarli in questa scelta e lasciarli liberi!”.