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    • Periodico di
      Informazione turistica
      Aut. Trib. NA n.3104 del 15.04.1982

      Editrice Surrentum
      Viale Montariello, 8 - Sorrento

      Direttore Responsabile:
      Antonino Siniscalchi

      Redazione:
      Luisa Fiorentino
      Mariano Russo

      'Surrentum' viene stampato in 13.000 copie da 'Tip. La Sorrentina' Sorrento
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Parsano

Uno dei complessi più rappresentativi dell’archeologia industriale della Penisola Sorrentina è l’antica Centrale Elettrica di Largo Parsano fuori le mura (attuale parte occidentale di Via degli Aranci, nn.10-14) realizzata oltre un secolo fa, negli ultimi anni del sec. XIX. Fu nella seduta del Consiglio Comunale del 10 Aprile 1896, sindaco Luigi De Maio, che iniziò l’iter per realizzare un impianto che sostituisse l’illuminazione della città, a petrolio, con l’energia elettrica. Era prevista la disponibilità, gratuita, di un’area di terreno di mq. 1640 al “Largo Parsano dal lato di Levante” che sarebbe stata concesse all’ing. elettrotecnico Giuseppe Utili per un impianto elettrico che impegnava due edifici, una palazzina ed una fornace con ciminiera. Il turismo, già all’epoca in grande sviluppo e alimentato molto sul piano qualitativo, era già una delle principali risorse dell’economia della città cui si attingeva per presentarla sempre più accoglibile e confortevole. Questo era uno dei motivi per i quali non si poteva restare indietro ad altre città già munite di pubblica illuminazione sostenuta da energia elettrica. Furono concessi otto mesi di tempo per realizzare l’impianto (termine non rispettato, anche per motivi burocratici); i due edifici impegnarono l’area di metri 16×11 ciascuno, posti a ridosso delle mura cinquecentesche nel confine settentrionale della città, in muratura di tufo intonacati, con coperture a tegole marsigliesi ed un ingresso dal prospetto alto circa dieci metri con una finestra circolare al centro e due finestroni rettangolari sui lati della porta. All’interno ogni padiglione si sviluppava in un unico ambiente, con struttura a capriate per la copertura. Sul lato occidentale fu prevista e realizzata una palazzina a due piani, in cui andavano sistemati gli uffici e gli alloggi. Sul lato orientale si trova ancora integra l’antica fornace cilindrica, alta 30 mt., poggiata su base quadrangolare, costruita su mattoni rossi pieni. Lo scopo dell’iniziativa era quello di illuminare la città con 130 lampade ad incandescenza da 16 candele ciascuna e con altre 24 lampade ad arco di 500 candele. L’impianto era previsto per l’illuminazione della parte principale di Sorrento: lungo il corso Principe Umberto ed il corso Duomo (attuale corso Italia, rispettivamente, verso est e verso ovest), le Piazze Tasso e Sant’Antonino, i larghi S. Francesco (Piazza F. S. Gargiulo) e Schizzariello (Piazza Sedil Dominova). Le lampade dovevano essere fornite di “globetto”. A carico del concessionario era l’acqua che necessitava per il funzionamento del macchinario dell’impianto ed a tale scopo egli poteva usufruire di quella proveniente dalla sorgente della Neffola, esistente a Capodimonte, provvedendo anche a realizzare delle vasche dove conservare l’acqua per il periodo estivo (la suddetta sorgente alimentava Sorrento da Novembre a Maggio). Il tutto senza ostacolare la fornitura dell’acqua per la città. Le lanterne a petrolio restarono in deposito al concessionario per l’eventualità di una interruzione della corrente elettrica. Il contratto sottoscritto per la realizzazione dell’opera onerava il Comune di Sorrento per un canone annuo di £.13.000, somma assolutamente conveniente a fronte delle £.9.000 che rappresentavano la spesa per mantenere l’illuminazione a petrolio con 120 fanali (a fronte dei 154 previsti). Per la verità il capitolato di realizzazione dell’illuminazione elettrica prevedeva anche una penale – di 15 centesimi per ogni ora – qualora una lampada trovata spenta non venisse accesa entro due ore dall’avviso della “Guardia Municipale”. Il collaudo dell’impianto fu effettuato nel 1899, quattro mesi prima della morte del Sindaco Luigi De Maio, che fortemente l’aveva voluto (come aveva voluto la strada per il porto, a lui, poi, intitolata). Infine fu stabilito che, alla fine della concessione – prevista per 50 anni – oltre l’area residua, tutti i manufatti e le attrezzature esistenti rimanevano di proprietà del Comune e ciò puntualmente avvenne nel 1949. Tutto il complesso – passato nelle more in esercizio alla SEDAC, ente gestore della distribuzione dell’energia elettrica – ha avuto, con gli anni, diverse utilizzazioni ed, in occasione del Seminario Internazionale di Progettazione d’interni, organizzato dalla Facoltà di Architettura dell’Università “Federico II” di Napoli, in Sorrento, a Villa Fiorentino, nel febbraio del 2008, ne sono state progettate due, entrambe con destinazione culturale. I progettisti hanno prevista l’impostazione di una “biblioteca” o di un “opificio di lettura”.

Nino Cuomo