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    • Periodico di
      Informazione turistica
      Aut. Trib. NA n.3104 del 15.04.1982

      Editrice Surrentum
      Viale Montariello, 8 - Sorrento

      Direttore Responsabile:
      Antonino Siniscalchi

      Redazione:
      Luisa Fiorentino
      Mariano Russo

      'Surrentum' viene stampato in 13.000 copie da 'Tip. La Sorrentina' Sorrento
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Gabriele D’AnnunzioEra il 12 Settembre 1919, il poeta Gabriele D’Annunzio, alla testa di 2.600 uomini, “legionari”, entrò a Fiume fra l’entusiasmo della popolazione e ne assunse il comando con i pieni poteri. La marcia era iniziata nella notte precedente da Ronchi con una colonna di mille uomini, formata dal 2° battaglione del 2° reggimento granatieri, dagli arditi del 1° e 2° reggimento granatieri, dalle tre compagnie mitraglieri 764, 818 e 124. Per la strada si unirono altri reparti con autoblindate. A Mattuglie, sulla linea d’armistizio, il gen. Pittaluga cercò di arrestare la marcia di D’Annunzio, ma parte delle truppe, invece di sbarrargli la strada, si unirono a lui. Ho citato questo evento per rendere noto che fra i “legionari” di Fiume, c’erano tre sorrentini, dei quali, però, conosco il nome di uno solo di essi; gli altri due posso dire che uno era un pescatore di Puolo e l’altro un contadino di Priora. Il “legionario” sorrentino, di cui ho avuto notizie, era Giovanni Pollio, capo-giardiniere dell’Excelsior Hotel Vittoria, maggiormente noto per aver organizzato per moltissimi anni la festa di S. Antonino dei Giardinieri (nella prima domenica di maggio), fino a quando (nel 1959) passò a me l’incarico (che condussi fino al 2000, con le dimissioni da Rettore della Basilica di D. Gaetano Iaccarino). Giovanni aveva 19 anni quando, nel 1916, fu chiamato a partecipare alla Prima Guerra Mondiale (1915-18), in marina, diventando “cannoniere” dopo l’addestramento a Taranto. Purtroppo, per le forti perdite della Marina Militare, dopo la disfatta di Caporetto, parte fu trasferita “a terra” e tutti diventarono “Fanti della Marina”, trasferiti a Marano Lagunare (nei pressi di Grado in Friuli). Nella notte del 3 Novembre 1918, Giovanni Pollio e gli altri “Fanti della Marina” furono impegnati con la mitragliatrice in un duro combattimento, a Mezzana del Tugnano, con una divisione nemica in ritirata, ma alla fine, alle 7 del mattino del 4, furono accerchiati e fatti prigionieri. Mentre venivano effettuate le perquisizioni (per accertare se i “prigionieri” avessero Corone Austriache) alle 15 dello stesso giorno, giunse un portaordini austriaco a cavallo per annunziare che a Villafranca era stato firmato l’armistizio. La gioia fu grande e, quelli che fino a poche ore prima erano nemici, esultarono insieme e fraternizzarono. Al momento del congedo il nostro Giovanni non fece ritorno a casa, preferendo seguire il Poeta Soldato, Gabriele D’Annunzio, affascinato dalle sue parole e dai suoi infuocati discorsi ai soldati. Intanto il Governo Italiano, per mantenere fede agli impegni dell’armistizio sottoscritto, fu costretto ad avversare l’impresa di D’Annunzio e tutti i “legionari” furono dichiarati “disertori”. Infatti i Carabinieri di Sorrento convocarono il padre di Giovanni, spiegando la situazione con le relative conseguenze e chiedendo se avevano notizie del figlio. Giovanni, avendo appreso della morte di una sorella, affetta da “spagnola” (una grave malattia epidemica del dopoguerra che provocò molte morti) giunse a Sorrento, non presentandosi all’Arma e, rocambolescamente riuscì a scappare, Fece ritorno a Fiume, fra la meraviglia dei suoi commilitoni, che erano sicuri che sarebbe rimasto a Sorrento, essendo iniziate le prime defezioni fra i “legionari”, nonostante che D’annunzio non si stancava di mantenere alto il morale dei suoi uomini. Anche perché erano in corso intense trattative diplomatiche a Parigi! Giovanni Pollio, che pure aveva ricevuto l’onorificenza di “Cavaliere di Vittorio Veneto” (per una legge appositamente promulgata per gratificare quanti avevano partecipato alla guerra per completare l’Unità d’Italia) era fiero di essere stato fra i “legionari” di Gabriele D’Annunzio per la marcia su Fiume. Infatti, prima di morire, raccomandò ai suoi familiari di non scrivere, sul suo necrologio, solo l’onorificenza di “Cavaliere di Vittorio Veneto”, ma di anteporre ad essa “Legionario fiumano di D‘Annunzio”. Nei tanti anni di rapporti amichevoli, specie intorno ad un tavolo da pranzo, Giovanni non aveva mai raccontato questi particolari. Sono grato al genero, Rodolfo Izzo, che mi ha fornito queste notizie, consentendomi di poter raccontare ai sorrentini che tre loro concittadini erano stati “legionari” di D’Annunzio ed avevano partecipato alla “Marcia di Ronchi”.

Nino Cuomo