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    • Periodico di
      Informazione turistica
      Aut. Trib. NA n.3104 del 15.04.1982

      Editrice Surrentum
      Viale Montariello, 8 - Sorrento

      Direttore Responsabile:
      Antonino Siniscalchi

      Redazione:
      Luisa Fiorentino
      Mariano Russo

      'Surrentum' viene stampato in 13.000 copie da 'Tip. La Sorrentina' Sorrento
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Giuliana Gargiulo

 

di Giuliana Gargiulo

 

Non è solo uno dei decani de “Il posto al sole”, l’ amata napo­letana soap opera, che, Patrizio Rispoininterrottamente, da undici anni , con pubblico da estimatori, ha indici di ascolto da capogiro. E’ anche un attore di teatro, capa­ce di trasmettere umanità e ve­rità. Patrizio Rispo non ha mai dimenticato il lungo tirocinio in compagnia di attori di rango come Vittorio Caprioli e Valeria Moriconi tant’è che, sempre che può e con l’attento riscontro di pubblico e critica, ritorna in pal­coscenico, come di recente con “Morte di Carnevale” di Viviani, con Dalia Frediani. Premiato per l’UNicef, con il Premio Nico­lardi, che gli verrà consegnato in 6 giugno, affabile, irrequieto e con un profondo attaccamen­to al suo lavoro, Patrizio Rispo è un attore di tradizione che rispetta il teatro e i suoi codici. Non a caso, già due ore prima di uno spettacolo è in came­rino, pronto a concentrarsi e truccarsi. Proprio come faceva Eduardo.
Vuole raccontarmi la sua sto­ria partendo dal principio?
Sono nato a Napoli , in una nu­merosissima famiglia di profes­sionisti , primo di quattro figli. Fin da bambino avevo un carat­tere schizofrenico, non a caso, già allora, mia madre pensava che fossi una bandiera al vento. Invece, già in nuce, ero un atto­re, curioso e assetato di ascol­tare gli altri, affettuosamente considerato dalla molto amata nonna Scaturchio, alla quale mi legava una grande sintonia .Dotato di sicurezze che mia madre, persona solare, cercava di arginare. Sempre innamorato della gente con un’inclinazione autentica al mondo e alla vita.
Come, quando e perché la vo­glia di teatro entrò nelle sue scelte?
Credo che questa voglia io l’ab­bia avuta da sempre. Quando a cinque anni con i miei cugini recitavo le poesie, in occasione di festività e riunioni familiari, tut­ti piangevano. Già a quattordici anni e in seguito, sia a scuola dai Barnabiti che dai Bianchi, ero chiamato a recitare. Ho fatto trent’anni di teatro con le più riconosciute compagnie teatrali. Nelle cooperative reci­tavo Eduardo… Sono diventato attore professionista a diciotto anni e non mi sono mai lamen­tato, come tante volte fanno gli attori, anzi. Quando non ho recitato ho tamponato la mia voglia di spettacolo facendo altro. Sono stato antiquario, artista, com­merciante e venditore, anche a Porta Portese, in fondo, davo fondo alla mia vocazione di at­tore
Nel corso di così molteplici esperienze ha avuto maestri che le hanno insegnato più di altri?
“Ho cercato sempre la figura del maestro che non ho mai avuto. Mi piacciono gli anziani e mi piacevano in modo speciale Vittorio Caprioli con il quale ho lavorato e Gassman. Li consi­dero i miei maestri. Mi sarebbe piaciuto averli accanto! Credo di essere andato avanti abba­stanza da solo: con l’esperienza e la grande tenacia
In qualche modo è stato aiu­tato dal talento?
“Non credo di aver avuto talen­to di attore, piuttosto avevo il carattere dell’attore e una atti­tudine spontanea e naturale a calarmi nei personaggi. E’ stato un mio codice interpre­tativo che con il tempo si è af­fermato in pieno. Non sono un attore di parola ma di situazio­ni. Divento assolutamente cre­dibile. Perciò mi piacerebbe il cinema e lo amerei. Questa mio modo di essere mi impedisce di essere un gregario. E poi non ci sono dubbi: il lavoro dell’attore va fatto da protagonista”
Per arrivare al punto in cui è, ha vissuto il periodo della gavetta? E’ stata accettabile o faticosa, utile o inutile?
“Credo di aver fatto più provini di tutti i miei colleghi. Nella mia vita ho sperimentato di tutto. Sono andato via da Na­poli anche perché ero sempre fuori parte: ero troppo giovane e avevo i capelli bianchi, ero gioioso e avevo la voce fonda! La gavetta è stata preziosa per­ché mi ha insegnato il mestie­re.

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