Italiano English


    • Periodico di
      Informazione turistica
      Aut. Trib. NA n.3104 del 15.04.1982

      Editrice Surrentum
      Viale Montariello, 8 - Sorrento

      Direttore Responsabile:
      Antonino Siniscalchi

      Redazione:
      Luisa Fiorentino
      Mariano Russo

      'Surrentum' viene stampato in 13.000 copie da 'Tip. La Sorrentina' Sorrento
  • Sponsor

intervistato da Giuliana Gargiulo

Sal Da VinciContinua la sua inarrestabile corsa. Pochi giorni fa, per il concerto alla Rotonda Diaz, ancora una volta Sal Da Vinci ha registrato il tutto esaurito. Ventimila persone sul lungomare di via Caracciolo hanno acclamato a più non posso l’indimenticabile Don Saverio di “ Scugnizzi”, l’interprete che nel 2009 al Festival di Sanremo con “ Non riesco a farti innamorare” conquistò pubblico e critica. Sal Da Vinci non sta fermo un momento. Dopo lo spettacolo “ Io e voi = noi”, portato in giro di teatro in teatro, con il disco “ Il mercante di stelle”, Sal da Vinci coltiva nuovi progetti. Gli occhi brucianti come il carbone ed una fisicità napoletana, Sal Da Vinci si racconta con concitata loquacità. Superando ogni tempo stabilito, – i ricordi e le speranze richiederebbero ben più spazio-, non si ferma, convinto che la felicità, l’entusiasmo, la carriera siano soprattutto voglia di comunicare. Proprio come il giovane sacerdote, protagonista di “ Scugnizzi” di Claudio Mattone, dalla umanità straripante e la significativa maniera di affrontare la realtà. Figlio di Mario Da Vinci, con un lungo passato dietro le spalle, Sal senza mai arrendersi ma con tutti i suoi mezzi, ha lavorato per confermare il successo. Perché, sembra dire, con la voce del “bambino prodigio” che riempiva i teatri di mezzo mondo, “il difficile non è ricominciare ma continuare”. Nel frattempo, gli applausi, i bis, i consensi si sprecano.

Vuoi raccontarmi la tua storia?

Sono nato a New York, quarto di sei figli, mentre papà (Mario da Vinci, n.d.r) cantava, scritturato dalla United Artist, e mamma lo aveva raggiunto. Stavo per nascere in macchina, forse perciò, più di ogni altra cosa, amo le automobili, tanto da essere maniacalmente esperto..

Che cosa ha significato per te essere figlio d’arte?

Né una condanna né un privilegio. Non mi ha condizionato, perché alla fine, pur avendo iniziato a lavorare quando ero piccolissimo, ho scelto io di fare il cantante.

Come è cominciata la tua carriera?

Avevo quattro anni quando mio padre, rientrato in Italia, trovò una situazione più difficile di quando era partito. Legato alla sua città, partecipò al Festival di Napoli del’ 71 e si rimise in marcia. In quegli anni lo andavo a vedere trionfare al Teatro Duemila, nelle varie sceneggiate: “ A mano d’a vendetta”, “Tore ‘o sfregiato”, ‘O schiaffo” …. Non potrò mai dimenticare quando Alfredo Razzieri, proprietario del teatro, alla fine dei tre spettacoli, praticamente all’una di notte, volle che io salissi sul palcoscenico. Successe così che, un bel giorno del 1976, mio padre con gli autori Alberto Sciotti e Toni Iglio, ebbero la felice idea di creare un nuovo filone della sceneggiata per inserirmi come interprete. Ricordo il debutto alla” Rassegna canora” di Ercolano con lo spettacolo” Miracolo ‘e Natale” che, partito in sordina, divenne un successo trionfale. In giacca e pantaloni sgargianti non avevo che… sette ann!. Quando arrivammo al Teatro Duemila, ci volle l’intervento della celere per arginare la folla.

Come vivevi l’esperienza di un grande successo, prematura per un bambino della tua età? La subivi , ti pesava o cos’altro?

Vivevo tutto come un gioco, anche se molto spesso accusavo la fatica di tre spettacoli consecutivi, che allora si facevano ogni giorno. Andavo a scuola alle 10 del mattino perché non ce la facevo a svegliarmi prima con un senso di responsabilità per il lavoro, che mi è sempre piaciuto, tanto che non ne potevo fare a meno.

Dopo gli anni della sceneggiata che cosa hai fatto?

Ho fatto di tutto: i matrimoni, i battesimi, le feste di piazza… Per anni ho lavorato con i più grandi attori del teatro: da Trottolino ad Anna Walter, Dolores Palumbo, Nino Taranto, Pietro De Vico, Graziella Marina…

A che età hai inciso il primo disco?

A dieci anni ho inciso, “ ‘O guappo ‘nnammurato” dedicato a Raffaele Viviani. Subito dopo ho debuttato in cinema …Ho girato vari film, uno dei quali, “Il motorino” ancora passa in televisione…

Momenti di difficoltà e ostacoli da superare?

Molto di più. La cosa più violenta subita è che tutti mi hanno voltato le spalle: amici, colleghi, datori di lavoro… A diciotto anni, dopo aver girato il film “Troppo forte” con Alberto Sordi e Carlo Verdone, mi sono ritrovato completamente solo, senza aiuti né appoggi.. Fino a qualche anno fa ho vissuto periodi di crisi…fino a quando mi sono rimesso in moto.

Come hai fatto a superare?

La mia forza è di saper aspettare. Vado avanti con dignità, come ho sempre fatto, senza rancori. Nel corso della vita ho avuto tanti insegnamenti ma nessuno mi ha mai regalato niente. Non mi sono mai pianto addosso, né ho fatto del vittimismo… Sono solare, forte e, anche se qualche volta mi sento sottoterra, ci metto poco a sentirmi un leone.

Che cosa ti ha aiutato a capire?

Mi ha aiutato la scuola del passato o poi la vita, un viaggio interminabile. Sono cresciuto con Pino Daniele e la sua musica. Ha alimentato la mia luce artistica, mi ha dato la speranza di rivoluzionare il sistema. E’ stato un punto di riferimento. Amavo Tullio De Piscopo, studiavo la batteria due ore al giorno. Incisi due dischi con James Senese, cantai con Roberto Murolo… Nel 1993 cominciai a comporre con Michele Schembri, il chitarrista nelle mie sceneggiate. Per un incontro con Federico Salvatore, con tenacia e caparbietà incisi “ Vera”, con la Dischi Ricordi. Quattro milioni di dischi venduti in tutto il mondo. Da quel momento la mia vita è cambiata. Avevo bisogno di comunicare con la musica… la musica è il respiro.

Mai avuto paura di non farcela?

Certo, anche perché volevo fare da solo ma…quando si arranca si rischia anche di cadere. Per fortuna ho sempre avuto fiducia in me stesso, convinto che sarei arrivato dove volevo. Non ho mai dimenticato Eduardo, la poesia di Napoli… Ho la cultura della strada, ho vissuto sempre la tradizione. Ho aspettato… Quando, nel 1985/86, è arrivato Roberto De Simone con” L’opera buffa del giovedì santo” è stata una sfida.

Che cosa è per te il teatro?

La sceneggiata mi ha dato ed insegnato moltissimo. Quando il Teatro Duemila si è incendiato, ho perso un pezzetto di cuore… Quando il genere si inflazionò e di colpo la sceneggiata finì, mi ritrovai senza lavoro. Avevo diciotto anni. Non mi persi d’animo, bene o male pensando di cambiare aprii un negozio di scarpe…poi un bar, comprai anche un lotto di collane da rivendere…Papà mi ha sempre aiutato ma io volevo sentirmi autonomo, a tutti i costi…Sapevo cantare, il mio lavoro era la canzone…

Come avesti la parte di Don Saverio in” Scugnizzi”?

Claudio Mattone e suo figlio Tullio, nel 1997, mi avevano sentito cantare a “Viva Napoli” la versione di Anna Magnani de “ ‘O surdato’nnammurato” e poi nel 2001 “ Tu si ‘na cosa grande”. Mi chiamarono e mi offrirono la parte del protagonista di “ Scugnizzi”. Ero innamorato della colonna sonora di Mattone, la sapevo a memoria.”Scugnizzi” è stato una grandissima responsabilità. Sono grato a Claudio Mattone che mi ha voluto…

Sei ambizioso?

Si. Fin da piccolo sono stato incapace di accontentarmi. Come diceva Eduardo, non mi bastava dire “ Questa lettera è per voi”. Credo poco ai complimenti, penso di poter sempre migliorare.

Che cos’è il talento?

Penso sia congenito, istintivo, che poi può crescere, affinarsi, migliorare… Una combinazione di qualità, emozioni, sentimento immediatezza, che è tutto quello che vuole il pubblico…

Un ricordo indimenticabile?

Nel 1995 nella Valle di Loreto, davanti a quattrocentocinquantamila persone, aver cantato per il Papa che mi baciò sulle guance.

Con tante esperienze fatte, attualmente protagonista di successo…come senti di essere?

Sono l’ex scugnizzo napoletano che ha fatto….il miracolo di farcela! Mi piacciono i valori, sono legato alla mia famiglia, credo che qualcosa possa cambiare… Sono semplice, coraggioso e voglio portare un messaggio con la musica. La voce del cuore racconta tutto. Più di ogni parola.