Il ricordo del poeta di Massa Lubrense e di una voce che appartiene alla memoria culturale della Penisola Sorrentina
Con la scomparsa del professor Salvatore Cangiani, avvenuta lo scorso 10 luglio, la Penisola Sorrentina ha perduto uno dei suoi interpreti più autentici. Massa Lubrense uno dei suoi figli più illustri, la cultura italiana una voce poetica capace di unire fede, umanità, dolore, speranza e amore per la propria terra.
I suoi 505 premi letterari, dei quali 114 primi premi, raccontano soltanto in parte il valore dell’autore. Dietro quei numeri c’era soprattutto un uomo che aveva fatto della poesia una ragione di vita e uno strumento di ricerca interiore.
Tra i privilegi che ho avuto, considero uno dei più preziosi quello di aver dato voce, per circa vent’anni, ai versi di Salvatore Cangiani. In incontri culturali, vernissage poetici e manifestazioni letterarie ho potuto conoscere non soltanto il poeta, ma soprattutto l’uomo: una persona di rara sensibilità, umile e profondamente coerente con ciò che scriveva.
Per Cangiani la poesia non era un semplice esercizio letterario, ma un cammino spirituale. Nei suoi versi convivono il dolore dell’uomo, la speranza cristiana, la ricerca dell’Assoluto e il profondo amore per la propria terra. Quando scriveva «Il poeta è da Dio… Il poeta è con Dio… Il poeta è di Dio…», esprimeva probabilmente il senso più profondo della propria missione.
Massa Lubrense era parte della sua identità poetica. Il mare, i borghi, la gente e le tradizioni diventavano nei suoi versi immagini capaci di assumere un valore universale. Per questo la sua eredità non appartiene soltanto alla famiglia e a quanti lo hanno conosciuto, ma alla memoria culturale dell’intera Penisola Sorrentina.
Proprio per questo rimane un sentimento di amarezza. Nel giorno delle esequie, celebrate nella Cattedrale di Sorrento, tanti cittadini, amici ed estimatori gli hanno reso l’ultimo saluto. È mancato però, almeno per quanto è stato possibile constatare, un segno visibile della presenza istituzionale dei Comuni che più di altri avrebbero avuto motivo di rendere omaggio a una personalità che ha contribuito al prestigio culturale del territorio.
Non è una polemica, ma una riflessione: quanto siamo capaci di riconoscere e custodire i nostri uomini di cultura?
Il ricordo di Salvatore Cangiani non dovrebbe dunque esaurirsi nel cordoglio. La sua opera merita di essere raccolta, studiata, valorizzata e fatta conoscere alle nuove generazioni.
La sua voce appartiene ormai alla memoria della nostra terra, e custodirla significa preservare una parte della nostra stessa identità culturale.
Perché una comunità cresce anche attraverso i propri poeti. E Salvatore Cangiani continuerà a vivere nelle parole che restano e nella memoria di un popolo che non dovrebbe dimenticare chi gli ha dato voce.

Foto di Francesco Cangiani


